MFL Group è oggi un grande gruppo, ma la storia della Mario Frigerio Spa è la tipica storia italiana. Nata a Lecco nel lontano 1897 come piccola officina per la realizzazione di macchine impastatrici. In questi 123 anni l’azienda ha saputo crescere inserendosi dapprima, negli anni ‘90, nel mercato dei macchinari per la lavorazione di fili di rame e di alluminio e poi, in seguito alla crisi economica del 2008, iniziando una serie di acquisizioni che hanno portato alla strutturazione in gruppo, attualmente composto da quattro aziende produttive (due in Italia, una in Spagna ed una in Cina) e sei società di servizi (tre negli  Stati Uniti, una in Svizzera, una in Germania e una in Cina). A raccontarci cosa si cela dietro un’azienda così longeva e innovativa è Andrés Cartagena Ruiz.

 

Leggendo la vostra storia  si capisce che la trasformazione è nel vostro DNA. Questo vostro percorso è stato lungo e ha attraversato diversi momenti storici difficili: cosa vi ha insegnato l’esperienza e qual è il valore della trasformazione?

 

Non parlerei di trasformazione, piuttosto di evoluzione. Negli anni, abbiamo saputo cogliere le occasioni e i momenti per entrare in nuovi mercati, senza però perdere mai lo spirito imprenditoriale che ci contraddistingue. C’è una bellissima frase di  Andy Grove, ex CEO di Intel, che tengo sempre a mente e che penso si adatti bene al nostro caso: “Il successo genera autocompiacimento. Ma il compiacimento genera fallimento. Solo il paranoico sopravvive. Non tutti i problemi hanno una risposta tecnologica, ma quando la trovano, questa è la soluzione più duratura”. La penso proprio così, bisogna essere un po’ “paranoici”. Anche quando una scelta si rivela vincente non bisogna mai fermarsi a compiacersene, bisogna saper gestire il successo, altrimenti può diventare un rischio.

 

Stabilimento Mario Frigerio a Molteno, LC

 

Stiamo vivendo uno dei momenti più difficili di sempre per il tessuto sociale - economico e produttivo del Paese, come ne usciremo?

 

Ne usciremo continuando a investire e continuando a credere nel futuro. Dal punto di vista sociale stiamo tutti ricordando quali sono i nostri bisogni di base: mantenersi in salute, la famiglia, gli affetti. Stiamo capendo che la società prima del Covid-19 era diventata una società molto superficiale. Oggi in tanti stanno rivedendo la propria scala di valori. Anche dal punto di vista economico è tutto correlato. Se le persone cambiano e tornano a riconoscere nuovi principi, è in quei principi che dobbiamo allocare le nostre risorse per riscattare l’economia. Dal punto di vista produttivo, sicuramente la tecnologia sarà un grande facilitatore. 

 

Proprio in questa fase così strana e incerta, parte il vostro progetto di Trasformazione Digitale: cosa vi ha spinto a prendere questa decisione? Quali sono le opportunità?

 

In questo momento tutta la nostra forza vendita è a casa, non può viaggiare. Dobbiamo sfruttare il momento per iniziare un percorso formativo per familiarizzare con le nuove tecnologie che stiamo via via introducendo in azienda. Inoltre, per implementare il progetto non abbiamo la necessità di vederci fisicamente, ma possiamo farlo da remoto e quindi non si perde tempo, al contrario: se ne guadagna. Se non fossimo stati costretti ad agire in questo modo, avremmo adottato un processo standard, a cui tutti siamo abituati, ma che in realtà richiede molto tempo. Salesforce non è l’unico investimento in digitale che abbiamo fatto per portare avanti i processi digitalizzazione della nostra azienda. Stiamo sperimentando nuove soluzioni di IoT, Machine Learning, Big Data, e tutto questo lo possiamo fare tranquillamente da casa. Quando usciremo dalla fase di emergenza, il mercato avrà fame di riprendere. Il mondo cambierà e imparerà un nuovo modo di lavorare. Ci sarà più bisogno di fibra ottica, cavi per trasmettere elettricità da fonti rinnovabili, data center, cavi sottomarini, per questo dobbiamo arrivare pronti e disporre di un CRM che segua questa domanda forte delle nostre linee di produzione.

 

 

 

 

Spesso il tema delle competenze è un nervo scoperto per molte realtà innovative del Made in Italy. Avete un vostro modello per far fronte a questa esigenza?  

 

Il nostro personale è altamente qualificato. Nessun corso di studi insegna come disegnare una trafila di acciaio ma con le università collaboriamo eccome. Con il Politecnico di Milano facciamo progetti legati alle nostre macchine per formare gli  studenti di ingegneria meccanica. Per quanto riguarda le nuove tecnologie abbiamo invece creato un centro di innovazione interna (MFL X) che collabora con gli altri reparti per introdurre  tecnologie innovative (Machine Learning, IoT e Big Data) nelle macchine.

 

Cosa vuol dire essere un Trailblazer per voi?

 

Per noi essere Trailblazer vuol dire stare sempre all’avanguardia ed avere il coraggio di aprire la strada. La nostra storia lo testimonia. I nostri clienti diventano sempre più esigenti ed i nostri concorrenti più feroci. Se non avessimo la capacità di guardare ai problemi in modo diverso, trovando soluzioni innovative e alternative non potremmo stare sul mercato.

 

 

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