Passione e creatività. Sensibilità e conoscenza. Sperimentazione e ricerca: difficile descrivere in pochi sostantivi la storia e l’anima di Promemoria, griffe internazionale dell’arredo di lusso che ha coltivato le proprie origini sulle rive del lago di Como (ramo di Lecco), dove ancora oggi Romeo Sozzi e suoi figli gestiscono l’azienda di famiglia. Un’azienda che da oltre 40 anni pesca nella sapienza della manifattura artigianale per dare vita a una linea di “couture-furniture” (divani, armadi, sedie, tavoli…) oggi riconosciuta come una punta di diamante del décor italiano. Tutte le fasi di lavorazione del legno pregiato sono gestite internamente nel quartier generale di Valmadrera, dalla selezione dei materiali allo studio delle finiture, perché il punto di arrivo è creare oggetti da guardare ma anche da accarezzare e ascoltare. Tutti eseguiti a mano, spesso su misura e a tiratura limitata. Dei “segreti” di questa impresa dal sapore antico ma modernissima nello spirito, con showroom monomarca sparsi in tutto il mondo, ne ho parlato con il suo fondatore.

 

Signor Sozzi, la sua azienda è un’icona della manifattura italiana. A suo avviso il “made in Italy può uscire più forte dalla pandemia? 

Credo di sì. Fino a quando la storia e il progresso tecnologico non cancelleranno la componente del cuore. E l’ultimo periodo di crisi, nel quale abbiamo ricevuto importanti riconoscimenti, ce l’ha confermato. Dobbiamo tutelare l’arte del fare, che è propria del Made in Italy, e questa arte è strettamente legata al territorio, alle persone, alla possibilità di fare cultura e di sostenere la crescita dell’individuo. 

 

Siete stati protagonisti di una storia particolare che vi ha portato prima a cedere e poi a riacquistare la vostra azienda. Non deve essere stato facile, cosa vi ha insegnato questa esperienza?

Ci ha ricordato che spesso l’aspetto romantico del fare impresa viene meno e c’è una quotidianità che a volte ti mette in difficoltà. Ma bisogna sempre avere chiaro in mente chi sei e da dove vieni. Siamo un’azienda artigianale con 150 dipendenti e lavoriamo su prodotti fatti a mano, perché come italiani siamo bravi a fare l’abito su misura e saremo gli unici a farlo anche in futuro: oggi siamo ancora più convinti del fatto che dobbiamo trasferire questa visione a tutta l’organizzazione. 

 

Promemoria ha sede a Valmadrera, terra di fabbriche che negli ultimi 30 anni hanno sofferto la crisi: c’è un segreto dietro al vostro successo?

Non c’è un segreto. C’è la predisposizione ad usare la tecnologia per rispondere più velocemente a situazioni avverse e guardare avanti con fiducia rispettando il proprio DNA e le persone che rendono possibile certe imprese. C’è la volontà di avere un dialogo con le persone perché non basta sceglierle con il cuore. C’è la convinzione che ogni prodotto nasce da un’idea e va venduto non come mera operazione commerciale ma come una trasmissione di valori e di emozioni. E poi c’è l’umiltà, che per noi significa comprensione e preparazione, disponibilità nel trasferire conoscenza e nel fare sorridere le persone mentre lavorano.

 

In passato ha affermato: “Il vero lusso è uno stile di vita fatto di conoscenza e sensibilità”. Cosa significa?

Considero il lusso come un bene intimo e personale che dura nel tempo, come qualcosa che spesso non ci si può permettere. È un incrocio fra storia, bisogno e utilizzo. Il lusso non deve mai essere omologazione, bensì uno stimolo per migliorarsi ed esprimere la cultura del bello. Abbiamo bisogno anche del superfluo per appagare l’occhio e il nostro senso del piacere. Nel nuovo negozio che apriremo a Milano vogliamo esaltare l’artigianalità del legno come segno del poter acquistare poche cose veramente belle insieme a tante cose altre cose utili.

La famiglia Sozzi

Una delle sue passioni è trasformare un’idea in disegno: se le dico trasformazione digitale cosa le viene in mente?

Abbiamo qualità che a volte sottovalutiamo e la passione che alimenta le idee è una di queste. Parlare con i clienti a distanza, attraverso uno schermo, è un pezzo di trasformazione, ci aiuta a far comprendere il nostro prodotto anche a livello internazionale. Ma la tecnologia va maneggiata con cura e con grande competenza, soprattutto quando parliamo di prodotti sofisticati, altrimenti si rischia di banalizzare. 

 

Ho letto che per lei un oggetto di design di lusso è il primo computer disegnato da Mario Bellini per Olivetti, “La programma 101”: cos’è per Romeo Sozzi la tecnologia?

È qualcosa che ci permette di vivere un’esperienza unica, come quella che Bellini ha regalato ai primi utenti del personal computer. Ma pensiamo anche al primo iPhone che ha rappresentato una svolta nel mondo mobile, al suo profilo in alluminio, alla sua linea perfetta ed essenziale. 

 

Il simbolo di Promemoria è una rana, perché - come dice lei - “è l’unico animale che non sa tornare indietro...”. Può essere anche un simbolo di innovazione?

La rana per sua conformazione è un animale lucido, va nell’aria, passa dall’acqua e vive sulla terra. Non sa cosa c’è dietro la prossima curva, ma va avanti. Nel suo muoversi c’è la vita, il passaggio da un momento all’altro. Nel creare i prodotti di Promemoria io mi sento un ricercatore che cerca un dialogo con la propria personalità. Occorre essere sognatori e al tempo stesso avere i piedi per terra: credo sia questa la chiave per proseguire, per guardare sempre in avanti.

 

Concretezza e sogno nello stesso tempo: come si trasferisce questo concetto ai clienti?

A differenza di un abito, che è un oggetto la cui utilità ci arriva più velocemente, un mobile diventa esigenza quando ci accorgiamo che manca. Quando un cliente entra in un nostro negozio deve essere riconosciuto, ascoltato e di conseguenza messo nella migliore condizione di acquistare. L’essenza del nostro sogno è questo. Vendere online è importante, ma bisogna essere preparati, parlare la lingua del digitale per riuscire a trasferire emozioni anche in questa modalità. 

 

Chiudo con la nostra classica domanda: Promemoria è un “apripista” nel mondo del lusso?

Nel mio percorso ho compiuto tante piccole svolte emozionali ma non credo di avere la personalità per sentirmi un apripista. Mi piace avvalermi delle conoscenze di altri: per il nuovo negozio di Bottega Ghianda ho chiesto a Philippe Stark di disegnarmi un oggetto. Trovare un’intesa è stata una bella sfida! Ci sono voluti anni, ma alla fine ci siamo riusciti. Ed è nato un prodotto unico, lo vedrete! 

 

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