È una tipica realtà industriale italiana di medie dimensioni, ed è una bella storia di impresa familiare che ha saputo conquistarsi uno spazio importante nel settore di competenza, quello della componentistica (elettronica ed elettromeccanica) per elettrodomestici, attraverso un processo di rinnovamento continuo che dura da oltre 50 anni. Oggi Rold è un’azienda attenta nella ricerca a tutto campo anche in ambiti paralleli al proprio core business, come l’Industria 4.0, che punta al mercato internazionale (Cina in primis) e produce completamente in Italia. La sostenibilità e l’efficientamento energetico sono due fattori chiave della sua strategia; l’innovazione tecnologica e la centralità del capitale umano due fondamenti della sua missione. Del “mondo Rold” ma non solo ho avuto il piacere di parlarne con la CEO Laura Rocchitelli che è anche Presidente del Gruppo Meccatronici di Assolombarda.

 

Ha un ruolo apicale in Assolombarda e non è comune vedere una donna alla guida di questo tipo di realtà. Si sente un esempio per le generazioni future? 

 

Credo in effetti di essere la prima donna in assoluto a ricoprire questa carica ed è sicuramente uno stimolo per coloro che vogliono affermarsi in questo mondo. La competenza nell’industria manifatturiera riveste un’importanza vitale e sono convinta che anche le figure femminili debbano giocare un ruolo importante, perché la tecnologia e l’innovazione sono ambiti che non possono essere più considerati “luoghi” off limits per le donne. 

 

Cosa significa essere la “CEO donna” di un'azienda che fa componenti elettronici ed elettromeccanici?

 

Rappresento la seconda generazione della proprietà, che abbiamo ereditato da mio padre. È un compito sfidante e complesso, indubbiamente, e ce lo dice la storia e la cultura di un settore in cui sono prevalenti le figure maschili, anche a livello europeo. Credo di poter portare una visione diversa e la diversità in un team è sicuramente un valore. La difficoltà maggiore che ho incontrato? Sono nata in questa azienda e probabilmente è la difficoltà di essere la figlia del fondatore, e quindi di vivere ogni giorno l’ansia e la sfida di essere all’altezza del compito per competenze, valori e capacità. L’ho superata mettendomi sempre in gioco e circondandomi di persone capaci.

 

A proposito di competenze: perché le imprese italiane soffrono da anni del fenomeno della mancanza di figure tecniche qualificate?

 

La distanza fra il mondo della formazione e le esigenze delle aziende è purtroppo un problema che non si è mai affrontato con la giusta determinazione. I due mondi fanno fatica a parlarsi e quindi bisogna superare le rispettive chiusure e aprire alla condivisione, entrando reciprocamente nei rispettivi ambienti. Come impresa, siamo i primi soggetti a doverci mettere a disposizione, investendo tempo e risorse. Come Rold entriamo spesso nelle scuole, ma non sempre gli imprenditori sono disposti a farlo, perché è difficile misurare il ritorno di un progetto necessariamente a lungo termine. La situazione, però, sta migliorando.

 

Circa 10 anni fa avete, insieme ad altre Pmi manifatturiere lombarde, fatto rete insieme al Politecnico di Milano ma, più in generale, collaborate regolarmente con le università: cosa vi ha insegnato questa esperienza?

 

Con il mondo accademico in generale abbiamo in essere un rapporto decennale e possiamo tranquillamente affermare che il nostro laboratorio di innovazione è un esempio di progetto multidisciplinare che funziona in stretta sinergia con gli studenti. A breve, inoltre, ci sposteremo in Mind, nell’area ex Expo, in un vero ecosistema, dove la cooperazione fra industria e università si può fare in modo strutturato ed organico.

 

I vostri impianti produttivi sono alle porte di Milano: mai pensato alla delocalizzazione?

 

È una scelta che deriva da lontano, che parte dalla consapevolezza di dare valore al territorio facendo impresa sul territorio. Allo stesso tempo però questa scelta ci impone di rimanere competitivi sul mercato, per cui investiamo costantemente in automazione e siamo consapevoli di dover trasformare business model e strategie commerciali, se le variabili lo impongono.

 

Un'immagine di uno degli impianti produttivi dell'azienda Rold

 

Quanto pesa, oggi, l'innovazione digitale in un'azienda come la vostra?

 

È un elemento fondamentale, pervasivo. Ieri era relegato alla funzione IT, oggi non c’è area, da quella tecnica a quella commerciale, che non ne sia interessata. Dieci anni fa abbiamo portato in azienda persone con competenze digitali, abbiamo assunto software developer facendoli integrare con il resto del team. All’epoca era “rivoluzionario” oggi direi quasi la normalità. Oggi siamo un’organizzazione ibrida che coniuga competenze classiche in ambito elettromeccanico con altre di taglio più prettamente digitale.

 

Due esempi per descrivere il cambiamento in atto in Rold.

 

Il primo, in sintesi, è il seguente: organizzazione più trasversale e in grado di andare oltre i compartimenti stagni. La multidisciplinarietà e la condivisione sono a mio avviso le basi del cambiamento. Un approccio al mercato che vada oltre la componentistica e abbracci il tema dell’innovazione a più ampio spettro è un secondo fattore di trasformazione, che parte sempre e comunque dalle nostre conoscenze.

 

La sostenibilità sembra essere oggi una priorità per qualsiasi impresa: il vostro rapporto con questo “componente”?

 

È un altro elemento chiave nel nostro percorso di sviluppo, anche in termini di competitività, perché anche il nostro mercato va in quella direzione. La sostenibilità è anche una molla per attrarre i talenti di nuova generazione e lo scorso autunno abbiamo dato vita a un’Academy proprio per creare un contenitore a tutte le attività che svolgiamo, guardando in modo molto attento all’esterno.

 

Un'ultima domanda: perchè Rold può essere considerato un “trailblazer”?

 

Ci consideriamo degli apripista perché siamo la dimostrazione che anche le piccole aziende possono fare tanto, ed essere pioniere del cambiamento. Il percorso verso l’industria 4.0 è un’applicazione concreta e pratica di questo concetto. Il laboratorio di innovazione di cui parlavo in precedenza è un altro valido esempio, perché ha creato un canale di comunicazione in cui le persone possono dialogare liberamente, lanciando il cuore oltre l’ostacolo. Tra i nostri valori c’è sicuramente l’audacia, e se questo spirito viene condiviso a livello di organizzazione si crea un circolo virtuoso che genera valore, per tutta l’azienda e per tutti i dipendenti.

 

Vuoi saperne di più sulle strategie di innovazione dei nostri trailblazer? Leggi le loro storie nella sezione "CEOs Conversations"!