Nell’ultimo decennio il turbolento contesto economico ha accentuato le forti pressioni competitive che, da tempo, premevano su molte imprese che operano nel settore manifatturiero.

Se da un lato, infatti, si è assistito ad una continua riduzione dei margini e dunque alla necessità di ridurre i costi che ha costretto le aziende anche a “guardare” ai processi e alla risorse con maggior attenzione, dall’altro le aspettative dei clienti in termini di soluzione offerta e contenuto tecnologico della stessa, hanno continuato a crescere.

 

Questi rapidi cambiamenti hanno portato alla luce molte delle criticità che erano rimaste sommerse nel tessuto manifatturiero italiano, fatto per lo più da piccole e medie imprese.

Pensiamo alla competizione del Far-East, alla mass-customization, ovviamente alla digitalizzazione e, non da ultimo, alla pandemia di Covid-19. Fenomeni che sono avvenuti in tempi molto brevi e che, di conseguenza, non hanno dato tempo alle aziende di comprenderli e di reagire.

Si è trattato di veri e propri “trigger” che hanno di fatto costretto le aziende ad innovare ed innovarsi. L’esplosione delle nuove tecnologie digitali oggi rappresentano il fattore chiave per favorire i processi di innovazione e lo sviluppo di nuovi sistemi per consentire alle aziende manifatturiere di ritrovare la competitività. Penso naturalmente al mondo Industry 4.0 e alle varie declinazioni.

 

Il viaggio dell’Industry 4.0

 

Le radici del paradigma 4.0 affondano nel contesto manifatturiero, in cui l’avvento di nuove tecnologie digitali promette(va) una significativa crescita sia dell’efficienza, sia dell’efficacia dei processi. Il concetto di 4.0 si è evoluto e ampliato, in primis inglobando non solo la componente tecnologica, bensì trattando anche le altre componenti necessarie a questa trasformazione. Senza la commistione delle componenti strategiche, organizzative e (infine) tecnologiche, la trasformazione digitale 4.0 non sarebbe capace di incidere per davvero ed in maniera duratura sul modo di funzionare delle imprese.

Una successiva evoluzione del paradigma si è concretizzata nel momento in cui il modello 4.0 si è espanso sino ad inglobare altre aree aziendali, come le vendite, il service, la logistica e via dicendo.Si è quindi inizato a parlare di  “Impresa 4.0” e non più e non solo di “Industria”.

Più recentemente, il modello 4.0 è poi fuoriuscito dal perimetro delle singole aziende, fino a coinvolgere gli altri attori del network, dai fornitori alle reti, dal distributore al cliente finale. È in questo momento che “Impresa” diventa “Filiera” o, meglio ancora, “Value chain” 4.0.

 

Parola d’ordine? Servitization

 

In questo scenario, che si è arricchito oggi anche del mondo del Cloud e degli Analytics, diventa sempre più complesso determinare i meccanismi di creazione del valore che appunto trascendono la dimensione di impresa e si spostano verso la dimensione di filiera. In questo senso i concetti di produzione, fornitura e consegna diventeranno quindi sempre più sfocati, in quanto la molteplicità di attori connessi e prodotti intelligenti porterà sempre di più verso il co-design, la co-produzione e la co-manutenzione (con fornitori, partner e clienti).

I concetti di interconnessione e co-creazione di valore che ormai permeano anche il settore manifatturiero, sono anche alla base del concetto di servitization che, oggi, rappresenta certamente una delle strategie più rilevanti per le imprese tradizionalmente “Prodotto-centriche”.

Quale che sia il modello di business sviluppato, l’obiettivo di una strategia di servitization è accrescere l’importanza del portafoglio di servizi di un’azienda, i ricavi e le marginalità generate. Ma gli impatti vanno oltre. Pensiamo, ad esempio, ai miglioramenti di prodotto e servizi esistenti che oggi possono avvenire grazie alla raccolta di dati e delle esigenze specifiche dei singoli clienti che permettono quindi di proporre un'offerta personalizzata e migliorare la customer experience.

Sono proprio i dati al centro di quest’ultimo step della “rivoluzione 4.0”. Ma non è il dato in sé che può generare valore.

 

L’utilizzo dei dati per la creazione di valore

 

I dati infatti sono descrizioni elementari di proprietà di un oggetto (es. la sua temperatura o la sua posizione), e vengono generati da osservazioni puntuali o continue nel tempo. Le funzionalità dell’IoT, tramite  sensori e connettività, agiscono a questo livello consentendo di raccogliere e trasmettere dati in modo efficiente. I dati di per sé però non hanno alcun valore, se privi di interpretazione contestuale.

Ad un secondo livello, l’informazione può venire generata tramite semplici azioni di data processing che permettono di rispondere a domande sul “chi? cosa? quanto? dove?”. Ed oggi è il cloud che può supportare la trasformazione da dato a informazione, perché consente di archiviare i dati in remoto, e garantisce l’accesso a risorse computazionali che permettono di accedervi, visualizzarle ed elaborarle.

L’informazione può poi trasformarsi in conoscenza, quando le informazioni sono integrate da apprendimento ed esperienza ed evolvono in insight a supporto delle decisioni. E qui è il regno degli analytics.

Decisioni che possono essere prese associando alle informazioni e conoscenze generate ai livelli precedenti, il giudizio personale e considerazioni etiche, estetiche e/o sociali. Ad oggi questo livello risiede esclusivamente nelle capacità umane, in attesa degli sviluppi dell’Intelligenza Artificiale.

 

Un percorso di innovazione tecnologica chiaro per le aziende che vogliono innovarsi

 

L’importanza di dati ed informazioni non la scopriamo oggi. Nel contesto manifatturiero è però questo il tempo in cui ci si è resi davvero conto che i dati collezionati possono diventare risorse chiave per aumentare la competitività dell’impresa e generare valore.

Per sfruttare al meglio queste opportunità ed adattarsi a questi nuovi paradigmi, però è fondamentale che le imprese comprendano appieno i cambiamenti che questa trasformazione comporta e come gli strumenti possono supportarle in questi processi di innovazione. Tante sono infatti le barriere che, anche nei nostri studi abbiamo riscontrato.

Costruire in primis una strategia chiara che veda la tecnologia come un mezzo e non come un fine pare oggi non solo essere una necessità ma un’esigenza alla quale le aziende manifatturiere non possono più sottrarsi.

 

Per scoprire trend ed evoluzioni del settore manifatturiero italiano scarica il nostro report

 

Fonti:
Adrodegari, F., & Saccani, N. (2017). Business models for the service transformation of industrial firms. The Service Industries Journal, 37(1), 57-83.
Ardolino, M., Rapaccini, M., Saccani, N., Gaiardelli, P., Crespi, G., & Ruggeri, C. (2018). The role of digital technologies for the service transformation of industrial companies. International Journal of Production Research, 56(6), 2116-2132
Zambetti M., Adrodegari F., Pezzotta G., Pinto R., Rapaccini M., Barbieri C. From Data to Value: conceptualizing Data-Driven Product Service System (2021). Production Planning and Control. In press.