Il Gruppo Green Network nasce nel 2003 con l’obiettivo di offrire agli italiani energia rinnovabile di tutti i tipi (eolica, biomassa e solare) con tariffe competitive. Nel 2016 il gruppo diventa la prima società italiana indipendente presente nel Regno Unito e oggi fornisce energia elettrica e gas ai clienti finali nel mercato UK, vantando clienti di prestigio come l’Ambasciata italiana di Londra. L’idea di lanciarsi sul mercato britannico porta la firma di Sabrina Corbo, CEO di Green Network Energy UK e Vice Presidente Esecutivo del gruppo, che mi ha raccontato la visione dell’azienda e le sua ambiziose sfide future.

 

Come cambia il mestiere dell’imprenditore nella IV Rivoluzione Industriale?

 

Imprenditore è colui che ha la responsabilità etica, oltre che civile e giuridica, di innovare, cioè di trovare strategie e soluzioni. Ci viene chiesto di avere una visione che ancora oggi va mantenuta viva, perché il mondo cambia rapidamente anche in funzione della tecnologia digitale che scegliamo di adottare. Personalmente mi ritengo una persona molto curiosa e la curiosità crea creatività. Per questo ho sempre sostenuto che il business sia la più grande attività creativa, perché dà all’imprenditore la possibilità di creare modelli e opportunità di business realmente nuovi. Il digital ci aiuta proprio in questo, perché ci permette di avere un approccio globale, abbandonando lo status quo del vecchio imprenditore e abbracciando invece l’innovazione e senza rimanere nella propria comfort zone.

 

Come azienda italiana di successo nel Regno Unito come vivete la Brexit?

 

La nostra attività nel Regno Unito è iniziata proprio pochi giorni prima del voto su Brexit, il rischio era previsto, ponderato e valutato. Per il nostro business non cambia nulla, per il diritto inglese vendiamo e compriamo energia all’interno del Regno Unito, quindi fondamentalmente non ci sono rischi sotto questo aspetto. Purtroppo però per quanto riguarda il capitale umano sembra esserci più reticenza da parte di lavoratori europei a rimanere o venire nel Regno Unito e da questo punto di vista c’è stata un’inversione di rotta ed è un vero peccato perché per noi i talenti non hanno nazionalità.

 


 

Gli italiani sono storicamente grandi imprenditori e quindi innovatori, eppure l’Italia è sempre un po’ in ritardo sull’adozione della tecnologia, non è un paradosso?

 

È un paradosso perché dal punto di vista delle capacità, noi italiani siamo veramente formidabili. Gli anglosassoni hanno un atteggiamento pragmatico che li aiuta tantissimo perché accolgono e adottano quello che funziona in maniera molto rilassata e spontanea. Noi italiani, all’opposto, siamo tendenzialmente amanti delle tradizioni e per nostra natura siamo portati a legarci alla nostra comfort zone: ciò che funziona non si cambia. Se ai tempi dei romani abbiamo colonizzato il mondo, poi però piano piano ci siamo chiusi in noi stessi al punto che tanti secoli dopo è stato il mondo anglosassone a essere il vero grande colonizzatore. Questa è forse una qualità che dovremmo imparare dagli inglesi, che non hanno mai perso questa voglia di scoprire e di “colonizzare” gli altri paesi con le loro idee e la loro forma mentis.

 

L’intelligenza artificiale promette di cambiare le regole del gioco, a molti fa paura, per altri è una grande opportunità. Quanta AI c’è in GNE?

 

L’AI non ci fa paura. Il nostro asset primario è il cliente. Nel momento in cui tramite l’AI ho una relazione diretta e pulita e soprattutto più veloce con il mio cliente, questo aiuta tantissimo, diventa un valore aggiunto di cui non posso più fare a meno. È una forma di ottimizzazione dei processi, anche dal punto di vista della sequenza operativa perché aiuta a ridurre non soli i costi ma anche i tempi, che sono la risorsa più preziosa che abbiamo. Pensiamo solo a quanto tempo sprechiamo per ottimizzare sistemi vecchi e obsoleti... Il tempo delle aziende dovrebbe essere invece utilizzato per altro, per innovare, analizzare e cambiare rotta. Green Network Energy abbraccia fortemente l’AI perché sarebbe assundo non farlo. Comporterebbe avere un basso livello di produttività e di capacità imprenditoriale. Grazie all’AI il nostro customer service ci “mette la faccia” e crea una relazione one-to-one con il cliente. Siamo un’azienda di dimensioni minori rispetto agli altri concorrenti sul mercato e questo aspetto diventa fondamentale. A me piace definire Green Network Energy una “boutique dell’energia”, il nostro valore aggiunto è proprio in questo: coccolare i nostri clienti costruendo con loro un rapporto schietto e diretto.

     

Portare innovazione in azienda non è possibile senza personale qualificato e preparato tecnicamente e culturalmente, avete qualche modello di riferimento in questo senso?

 

Le trasformazioni vanno accompagnate e il nostro modello si basa sul coinvolgimento di tutte le linee dell’azienda. Ad esempio se parliamo di creatività non ci aspettiamo che questa arrivi solo da un team creativo, ma applichiamo varie tipologie di brainstorming e di sviluppo. Un esempio pratico è la nostra biblioteca sociale: ogni dipendente è invitato a portare un libro che lo ha ispirato, non importa se sia un caso economico, politico o di trasformazione in generale. Scegliamo la lettura come KPI qualitativo, è un modo per confrontarsi sui temi dello sviluppo e su ciò che ci ispira e che può essere di arricchimento per il team. L’idea della biblioteca sociale è nata quasi per caso. Mi è capitato almeno in un paio di occasioni di perdere un volo perché, nonostante fossi arrivata in anticipo, mi sono “persa” nella libreria dell’aeroporto... È stato in quel momento che ho capito che era necessario incentivare i professionisti che lavorano con me a leggere e studiare per capire quali sono i modelli da poter applicare anche in azienda. Lo stimolo mentale aiuta a cambiare le cose e a non darle per scontate. L’età media dei nostri dipendenti nel Regno Unito è di 25 anni, in Italia siamo sui 30 e tutti devono essere stimolati dallo studio e dall’analisi dei fenomeni economici mondiali. Alla base di tutto c’è il concetto di sharing opinion che personalmente ritengo vincente.

 

 

Come cambierà Green Network Energy nei prossimi 5 anni?

 

L’azienda ha appena preso la licenza in Francia e nei prossimi mesi entreremo in quel mercato. Diventeremo di fatto l’unica azienda italiana nel mercato francese, come già siamo l’unica realtà italiano nel mercato inglese. Continueremo quindi questa espansione internazionale e la nostra struttura organizzativa e aziendale si svilupperà di conseguenza. Il mio sogno è una realtà italiana indipendente, noi siamo una family company indipendente nel mondo delle utilities in Europa e magari, anche grazie a Salesforce, avremo la possibilità di dare ai nostri clienti un unico account e un’unica password per la gestione di tutte le proprie utilities nei vari paesi. L’obiettivo è quello di unire i diversi paesi europei anzichè dividerli. I regolamenti nei vari paesi sono molto diversi, ma per un cliente che lavora in più paesi avere a che fare con un unico operatore che gestisce tutto con una sola piattaforma è un valore aggiunto.

 

Cosa vuol dire essere un Trailblazer?

 

Per Green Network Energy essere un Trailblazer significa innanzitutto dare l’esempio, credere fortemente nelle proprie idee e non avere paura di fallire. La curiosità deve essere la molla dello sviluppo, ma deve essere accompagnata anche dal coraggio di abbracciare nuove idee, di svilupparle, provando diverse soluzioni senza mollare mai. È quello che ho sempre fatto anche personalmente e del resto non ho mai chiesto ai miei dipendenti di fare qualcosa che io per prima non fossi pronta a fare.

 

Sei ancora alla ricerca di ispirazione? Continua la lettura con le CEOs Conversations di Salesforce