La pandemia COVID-19 sta avendo un impatto dirompente sul sistema economico e su tutti i suoi attori. Nel Global Financial Stability Report di aprile, il Fondo monetario internazionale prevede per il 2020 una recessione globale con una contrazione del 3% e in Italia un calo del PIL del 9,1%.

Le aziende manifatturiere italiane non sono certo immuni dall’onda d’urto e dalle sfide che essa pone. Qual è la situazione attuale? Quali sono queste sfide? È già possibile delineare delle strategie per prepararsi alla “nuova normalità”? 

In questo articolo cercheremo di rispondere a tali domande, ampiamente discusse e approfondite nel webinar Aumentare la resilienza delle aziende manifatturiere italiane post COVID-19 (trasmesso live il 10 Aprile), e di presentarvi il caso Bucci, un’azienda manifatturiera italiana che sta reagendo con successo alla crisi.

 

Il contesto attuale

 

L’impatto del Covid-19 si è abbattuto sul sistema produttivo italiano e internazionale in maniera improvvisa, con una forza distruttiva e diffusa. 

Negli Stati Uniti, la National Association of Manufacturers indica che il 78% delle imprese manifatturiere americane prevede una contrazione dei risultati finanziari a seguito della pandemia, quasi 6 imprese su 10 si aspettano effetti negativi sulla gestione operativa e sui processi. 

Per quanto riguarda l’Italia, secondo le stime di Confindustria, la produzione industriale nel primo trimestre 2020 dovrebbe diminuire del 5,4%, il calo maggiore da undici anni. A marzo, l’attività è diminuita del 16,6% rispetto a febbraio, riportando l’indice di produzione ai livelli di quarantadue anni fa. Le prospettive sono in forte peggioramento: nel secondo trimestre, anche in conseguenza della chiusura di circa il 60% delle imprese manifatturiere, il calo dell’attività potrebbe raggiungere il -15%.

 

Potenziali risposte

 

In questo contesto a tinte fosche, secondo Maurizio Pettorino, Global Senior Vice President Salesforce, «la maggior parte delle imprese sta vivendo 3 momenti: Shock, Crisis Management e Scenario Planning».  Occorre arrivare alla fase tre nel minor tempo possibile, ossia pianificare gli scenari post Covid-19 e prendere tempestivamente delle decisioni in base a tali ipotesi.

Per il 75% degli utenti che hanno partecipato al webinar il Covid-19 causerà i cambiamenti più significativi nei loro modelli di business. Inoltre, sempre il 75% ritiene che le aziende debbano ripensare la supply chain e le strategie delle operations per poter resistere all’impatto economico della pandemia.

Le strategie per rispondere alla crisi non mancano: identificare alcuni macro trend per poter riformulare o integrare l’offerta, riconvertire parte della produzione verso categorie anticicliche o più resistenti a shock pandemici, decentralizzare la produzione limitando la dipendenza da fornitori a geografia omogenea - evitando così il problema del monopolio della Cina e l’effetto a cascata sulla supply chain. E ancora, pensare a nuovi modelli di business, che la digitalizzazione rende possibili, per generare una maggiore domanda di mercato.

 

Sfide e soluzioni

 

«Non aspettate che il contesto si chiarisca, perché potrebbe non succedere», sostiene Maurizio Pettorino, mentre il 74% degli utenti del webinar afferma che per competere con successo la loro azienda avrà bisogno di nuove idee di business e di tecnologie abilitanti. 

L’errore da evitare è pensare di tornare a una situazione pre-Covid, tuttavia vi sono alcuni ostacoli da superare: la gestione del cambiamento richiede un sforzo ed una flessibilità organizzativa ed una visione abbinata ad una forte leadership; la necessità di non ritardare la pianificazione  per competere nella post Covid-19 Economy è molto alta .  

Quali sono gli strumenti che possono aiutare ad affrontare queste sfide?

  • Digitalizzazione e automazione, che permettono di spostarsi su costi variabili e processi più duttili per adattarsi a fluttuazioni della domanda improvvise.

  • Servitization: secondo uno studio di Salesforce-IDC dedicato alla manifattura italiana, tale strategia permette di rafforzare il legame con i clienti e di diminuire la dipendenza dalla supply chain.

  • Strategie di espansione all’estero per prevenire tra l’altro gli eventuali cali della domanda interna in futuro.

 

Il caso Bucci

 

Bucci Industries Group è una holding industriale che riunisce cinque aziende manifatturiere concentrandosi essenzialmente su due aree di business: i materiali compositi e l'automazione industriale.

Dopo aver attraversato la fase uno (shock) e due (cases management) della crisi, in cui sono state realizzate attività di monitoraggio in Cina e azioni di prevenzione in America ed Europa che hanno portato a zero contagi nelle aziende, Bucci si trova ora ad affrontare la fase tre (scenario planning), ovvero la pianificazione del futuro. «Basandoci sui dati delle nostre vendite in Cina, ci aspettiamo che l’Italia riparta con una ripresa a V dopo il lockdown», afferma Antonio Cibotti, Vice President Holding Bucci Industries Group.

Secondo Cibotti, «la digitalizzazione dei processi è il fattore chiave per operare in modo rapido ed efficace e per prendere le decisioni giuste nei tempi più rapidi possibili». Inoltre, la capacità di investimento diventa sempre più rilevante per espandersi all’estero o aumentare le dimensioni dell’azienda. Tre tipi di investimento diventano prioritari: investire nella digitalizzazione, nell’automazione e nelle persone, in particolare nella formazione per creare dei team che sappiano gestire automazione e digitalizzazione.

Ma come sostenere gli investimenti necessari date le storiche difficoltà di accesso al capitale per le imprese italiane? Il lockdown scaglionato, quindi con tempistiche diverse per i diversi paesi, offre opportunità? Si possono applicare strategie di tipo geografico e come? Quali sono le iniziative a favore della trasformazione digitale (ad esempio, bandi e incentivi per la formazione sul digitale)? Per approfondire, vi invitiamo a guardare il webinar completo on demand.